Mense scolastiche: attenzione al Campylobacter

Sarebbe il Campylobacter la causa della tossinfezione alimentare dei bambini delle scuole di Pescara.

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La campylobatteriosi è una delle malattie batteriche gastrointestinali più diffuse al mondo e il suo tasso di incidenza ha superato in alcuni Paesi europei quello relativo alle salmonellosi non tifoidee. Infatti, la sua diffusione negli ultimi 10 anni ha registrato un incremento e rappresenta un problema di salute pubblica di impatto socio-economico considerevole.

Il periodo di incubazione della campylobatteriosi varia da un giorno a una settimana, a seconda dei casi. I sintomi sono solitamente leggeri o moderati e consistono in diarrea, dolori addominali, febbre, mal di testa, nausea e vomito. La loro durata varia generalmente da uno a sette giorni, ma nel 20% dei casi circa, può superare una settimana. Il tasso di mortalità è basso, ma per i pazienti più vulnerabili (bambini, anziani e immuno-compromessi), il cui numero nell’Unione europea è in crescita e attualmente meno dell’1%, le conseguenze della malattia possono essere molto gravi (meningiti, endocarditi e infezioni gravi). Inoltre, la campylobatteriosi è stata associata a malattie croniche come l’artrite reattiva, le infiammazioni a carico di fegato e reni e la sindrome di Guillain-Barré.

Prevenzione

Il Campylobacter si trasmette tramite alimenti contaminati, in particolare, carni crude non trattate o poco cotte, soprattutto se di pollo, ma anche mediante latte non pastorizzato e acqua contaminata. Il batterio in genere si trova negli apparati gastroenterici di polli, anatre, oche e conigli allevati, oltre che in animali selvatici (piccioni, fagiani e gabbiani). La sua diffusione è molto rapida e facile.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, misure di prevenzione in tutti i settori della catena alimentare, dalla produzione alla preparazione domestica del cibo, contribuiscono a ridurre il rischio di infezione.

Un metodo efficace per eliminare il Campylobacter dai cibi contaminati è il riscaldamento (cottura o pastorizzazione). Basta una cottura di 75°C al cuore del prodotto per tre minuti per distruggerlo.

Ma, spesso si incorre nel contagio perché il pollo crudo viene manipolato in modo scorretto in cucina, toccando con gli stessi utensili e con le mani sporche anche la frutta e altri alimenti crudi o già cotti: così avviene la contaminazione crociata. Pertanto, un’altra fondamentale regola di prevenzione è l’igiene:

  • lavarsi le mani con acqua calda e sapone prima o dopo aver manipolato i cibi crudi,
  • lavare accuratamente gli utensili e i piani di lavoro con detersivo e acqua calda dopo aver manipolato i cibi crudi e prima di manipolare i cibi pronti per il consumo,
  • lavare la frutta sotto l’acqua potabile corrente e sbucciarla,
  • lavare accuratamente tutti gli ortaggi sotto l’acqua potabile corrente, soprattutto quelli che non saranno consumati cotti.

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