Secondo i dati della Coldiretti, nel 2017 la produzione di miele made in Italy si è più che dimezzata, passando dagli oltre 20 milioni di chili del 2016 a poco più di 10 milioni, mentre le importazioni sono cresciute del 4%, superando i 23 milioni di chili.

Nel 2018 dopo una primavera fredda e piovosa, il caldo record alternato a violente tempeste d’acqua, grandine e vento ha condizionato il lavoro delle api, con problemi sulle principali varietà di miele: dal castagno al tiglio, dal girasole al millefiori, dal coriandolo all’acacia, dall’arancio alla melata.

Questa situazione apre la strada alle importazioni da altri Paesi, che già nel primo quadrimestre del 2018 hanno fatto segnare un vero e proprio boom con un aumento del 32% per un totale di oltre 9,4 milioni di chili: in particolare dall’Ungheria (64%), dalla Romania (46%), dalla Polonia (34%) e dalla Cina (19%). Secondo l’analisi della Coldiretti effettuata sulla base di dati ISMEA relativi al 2017, quindi potrebbe peggiorare la situazione che vede già due barattoli di miele su tre provenire dall’estero, in un periodo in cui si verifica un aumento di acquisto del prodotto da parte delle famiglie italiane pari al 5,1%.

Ma come possiamo riconoscere un miele di qualità senza perderci nella vastità di nomi, colori, etichette e sapori?
Ecco sei regole per non sbagliarne la scelta.

1. Provenienza

La prima regola da seguire per consumare un buon miele è quella di acquistare miele italiano. Un’attenta lettura dell’etichetta è fondamentale per verificare l’origine del prodotto. La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre, nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della UE”. Se invece proviene da Paesi extraeuropei deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della UE”, infine se si tratta di un prodotto misto va scritto “miscela di mieli originari e non originari della UE”.

2. Certificazioni

In Italia la legislazione in materia di miele è molto severa. La legge impone che il 100% di ciò che si trova nel vasetto debba essere prodotto dall’alveare e non sono ammessi residui di sostanze chimiche, come antibiotici o farmaci con cui vengono trattate le api. Numerosi sono i controlli effettuati sul miele in Italia, da cui risulta che il prodotto è sicuro.

Molti produttori si avvalgono della certificazione BIO, che è un’ulteriore conferma della qualità del loro prodotto. Tuttavia, spesso l’assenza della certificazione non dipende dalla qualità del prodotto, ma dai costi significativi per ottenerla, che una piccola azienda non è in grado di sostenere, dato che in genere nel mondo dell’apicoltura ci sono produzioni e aziende di dimensioni assai ridotte, spesso a conduzione familiare. In realtà tra gli apicoltori italiani esiste un’attenzione diffusa per il biologico, pure in mancanza del riconoscimento ufficiale di quella pratica.

Anche per il miele esiste la certificazione D.O.P. (denominazione di origine protetta) che identifica vari produttori, come quella delle Dolomiti Bellunesi, della Lunigiana, di Montefeltro, Sardegna e Varese.

3. Colore

Il colore del miele varia soprattutto in base alla tipologia dei pollini raccolti dalle api.

La colorazione deve essere il più possibile omogenea e priva di stratificazioni o separazioni, altrimenti ha subito un processo di degradazione, come la fermentazione e la separazione di fasi, che ne impedisce il consumo. Benché un miele fermentato non ha alcuna tossicità, tuttavia presenta un odore e un sapore molto aciduli e pertanto sgradevoli.

Invece le striature bianche presenti in alcuni mieli cristallizzati sono del tutto naturali e non alterano la qualità del prodotto.

4. Consistenza

Il più grande stereotipo sul miele è quello che considera un miele di qualità solo se liquido.  In realtà è un mito da sfatare.

La cristallizzazione è un processo naturale, indice di ottima qualità del miele. Esistono solo tre tipologie di miele in cui non si verifica la cristallizzazione: miele d’acacia, di castagno e di melata. Tutti gli altri mieli devono cristallizzare e lo fanno in tempi diversi, a seconda della composizione: questa caratteristica permette di distinguere la qualità di un miele.

Per evitare la cristallizzazione, alcuni produttori sottopongono il miele a processi di pastorizzazione, scaldandolo a 75°C. Ma in tal modo le sostanze benefiche del miele, come enzimi e vitamine, vengono degradate.

Si può riportare il miele allo stato liquido, riscaldando il vasetto in acqua tiepida, ma senza superare i 40°C in modo da non alterarne le qualità.

5. Produttori locali

Per avere un prodotto di qualità, conviene acquistare il miele prodotto da piccole aziende locali in negozi specializzati o nella vendita al dettaglio, in mercati o fiere rionali, oppure conviene acquistarlo direttamente dai produttori.

Il miele, per sua stessa natura, è un prodotto di nicchia, caratteristica che lo rende unico e ogni volta completamente diverso, con i suoi profumi e sapori, ad ogni apertura di un vasetto.

6. Prezzo

Il miele va pagato ad un prezzo adeguato che non può scendere, ad esempio per un millefiori, sotto i 10 euro al kg.

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